GROSSETO – “Le parole sinceramente rivoltanti all’insegna della giovane Greta Thumberg dell’accompagnatore dell’Us Grosseto 1912 – sottolinea Eleonora Bucci, segretaria confederale con delega alle pari opportunità – sono senza dubbio un segnale brutto. Ma fermarsi all’esibizionismo social di un ragazzo chiaramente problematico, sarebbe un errore. Nelle stesse ore c’è stata anche un’aggressione immotivata a un ragazzo pachistano da parte di un gruppo di adolescenti, che frequentavano la festa di Santa Lucia”.
“Come donne della Cgil, in questo senso – prosegue – ci chiediamo quale sia la responsabilità dei “cattivi maestri” nel fomentare questo clima di odio sessista e di violenza gratuita e dilagante. Scatenata con qualunque motivazione. Cattivi maestri che sia nei confronti della Thumberg che in quelli dei pogrom razzisti, spesso allignano nelle istituzioni o nella politica. Utilizzando sui social linguaggi allusivi, deridenti e talvolta esplicitamente violenti, che evidentemente finiscono per legittimare comportamenti antisociali e prevaricatori.
In questo contesto il mondo femminile continua a essere bersaglio di politiche misogine e di propagande social esaltatorie di un maschilismo stereotipato. Con attacchi smisurati a donne che esprimono le proprie opinioni e lottano per i principi in cui credono. Un maschilismo che descrivendoci come streghe, cubiste o piuttosto ancelle devote, ha cercato di farci dimenticare il peso sociale ed economico delle donne in Italia”.
“Ma non è “semplice” sessismo – aggiunge Bucci – Tutto ciò sottende un’impalcatura culturale che va smantellata pezzo per pezzo. Per questo è fondamentale che certe azioni siano sanzionate, come per altro è successo all’accompagnatore che è stato licenziato per la sua dichiarazione. Maschilismo e paternalismo, infatti, sono un fattore di arretratezza per le nostra società, e vengono ancora oggi veicolati con parole usate anche solo per raccontare dei fatti o per esprimere opinioni. Le parole sono pensiero e, prima o poi, il pensiero diventa azione. Alle donne ormai ci si rivolge “con un linguaggio che ha perso il senso delle parole, con una modalità che è quotidianamente discriminatoria e offensiva: un atteggiamento che non è possibile accettare.
Per questo dobbiamo rimanere vigili, e prestare attenzione a tutto ciò che ci vede coinvolte come donne, lavoratrici e madri. Gli ultimi anni hanno dimostrato chiaramente quanto velocemente possano essere messe in discussione tutte le conquiste realizzate e non possiamo permetterci di abbassare la guardia dando per acquisito ciò che di buono abbiamo ottenuto e realizzato. La Cgil non ha alcuna intenzione di demordere”.